11.02.2012 - Lunedì scorso, Ernesto Valvassori ha pubblicato su "l'Indipendenza" una breve inchiesta relativa alle attività di "Compro oro", ormai molto diffuse in tutta la penisola. L'argomento ha destato l'interesse sia dei lettori, che degli addetto ai lavori, che ci hanno inviato alcune loro precisazioni e una proposta di legge per regolamentare meglio il settore. Cogliendo la palla al balzo, abbiamo pensato di intervistare il professor Ranieri Razzante (nella foto sotto), presidente di AIRA, l'Associazione Italiana Responsabili antiriciclaggio.
Professore, le attività di "Compro Oro" sono cresciute in maniera esponenziale. Lei pensa che non sia solo dovuto ad una intuizione imprenditoriale, magari causa la crisi in corso, e quindi a possibilità offerte dal mercato?
Noi di AIRA riteniamo più correttamente che la crisi sia solo uno dei principali veicoli dello sviluppo del business: che poi la criminalità organizzata tenda a farsi pioniera dei nuovi settori in cui fioriscano affari è un dato di fatto e non siamo noi a scoprirlo. Quindi, per rispondere alla Sua domanda, certamente pensiamo che la crisi economica abbia pesato molto sullo sviluppo del mercato dei compro oro negli ultimi anni. Essi hanno iniziato, tra l'altro, a fungere come forma alternativa di finanziamento delle famiglie italiane, fino praticamente a sostituire il credito derivante dai circuiti bancari, sempre meno accessibili.
I costi limitati e i requisiti non stringenti previsti dall'attuale legge consentono a chiunque di aprire attività di questo genere, pur senza possedere particolari skills, ed è dimostrato che ogni esercizio compro oro riesca a procurare un giro d'affari annuale di tutto rispetto. Insomma un'attività in assoluta controtendenza rispetto all'andamento del mercato. La criminalità sta solo cavalcando l'onda soprattutto alla luce delle carenze che la normativa sui controlli ha sinora dimostrato.
Ma esistono dati concreti che confermino le vostre preoccupazioni riguardo ad attività illecite e di riciclaggio che si celerebbero dietro ai "Compro Oro"?
Innanzitutto è difficile dare una quantificazione certa del numero effettivo dei "Compro oro" presenti sul territorio e questo per un duplice motivo: primo, la totale assenza di un censimento ufficiale da parte delle Autorità che rilasciano le licenze (in questo caso le Questure); secondo, per il cosiddetto "balletto delle licenze". Si è osservato infatti come alcune attività rimangano operative solo per pochi giorni prima di essere chiuse o cedute ad altri soggetti e questo ha fatto scattare l'allarme. Si puo' quindi ritenere che dietro queste attività si celino operazioni illecite di riciclaggio e ricettazione di preziosi o denaro derivanti da reato (furti, rapine, usura). In questo modo è facile inquinare i bilanci degli esercizi con denaro sporco senza incorrere nel rischio di essere scoperti. Allo stesso modo, è facile ipotizzare che le medesime attività possano essere sfruttate per occultare la provenienza delittuosa di preziosi derivanti da furti o rapine: doveroso ricordare come l'attuale legge prevede un periodo obbligatorio di giacenza dell'oro (10 gg.) prima che possa essere rivenduto alle fonderie, al fine di consentire alla polizia di controllarne la provenienza qualora ve ne fosse necessità. Ma se il negozio chiude o cede la licenza prima che questo periodo sia trascorso è praticamente impossibile controllare la provenienza dell'oro. Le ultime indagini della Guardia di Finanza hanno ampiamente dimostrato quanto sinora illustrato.
So che avete presentato una proposta di legge in merito. Quali sono gli aspetti salienti della proposta?
La proposta di legge presentata da AIRA, l'associazione che presiedo, in collaborazione con ANOPO (Associazione Nazionale Operatori Professionali in Oro), già posta al vaglio alla Commissione parlamentare antimafia, è attualmente all'attenzione della politica, con possibili esiti parlamentari. Alla proposta è allegata una memoria nella quale si illustrano i limiti della normativa in vigore ed i rischi in cui attualmente incorre il settore – e di conseguenza il consumatore finale. Nella proposta si è ritenuto opportuno richiedere che i compro oro vengano assoggettati alla vigilanza della Banca d'Italia ma anche un controllo più stringente per far rispettare i limiti ai pagamenti in contante (ci arrivano quotidianamente segnalazioni, da parte di esercenti onesti, di negozi che non rispettano il limite di 1.000 euro imposto dalla legge). Questi ultimi sfruttano l'indigenza di chi si rivolge loro e necessita di liquidità immediata dietro un meschino ricatto: pagano l'oro un prezzo inferiore rispetto al reale valore di mercato, ma in contanti così il cliente, che si rivolge al compro oro per necessità, è costretto ad accettare condizioni meno vantaggiose pur di avere liquidità immediata. Questo crea un duplice danno: al consumatore, che riceve meno denaro di quanto in realtà non dovrebbe; e dall'altro all'intera economia, per un'evidente violazione delle regole della concorrenza, in danno cioè agli altri esercenti onesti e al fisco poiché queste operazioni non risultano registrate.
E' necessario inoltre che i compro oro siano assoggettati a tutti gli adempimenti antiriciclaggio previsti dall'attuale legge (segnalazione di operazioni sospette, adeguata verifica, registrazione delle operazioni), e che l'ingresso nel mercato venga subordinato al possesso di specifici requisiti di professionalità ed onorabilità.
Fare impresa in questo paese è sempre più difficile, causa tasse e burocrazia. Non pensa che la proposta presentata complichi ulteriormente la vita a chi volesse aprire un'attività di "Compro Oro"?
Che sia sempre più difficile fare impresa in Italia è anche questo un dato di fatto, ma mi consenta di dire che lo è (oltre che per il fisco e la burocrazia) anche e soprattutto a causa della presenza della criminalità organizzata nell'economia legale. Le organizzazioni criminali hanno necessità di ripulire il loro denaro sporco derivante da attività criminose e lo fanno investendo in attività lecite, come ristoranti, bar, centri commerciali, compro oro. Questi non rispettano le regole del mercato, hanno liquidità pressoché illimitate e possono permettersi operazioni in perdita oltre ad utilizzare metodi mafiosi di intimidazione nei confronti dei concorrenti: è questa, a mio avviso, la peggiore zavorra che l'economia italiana porta con sè ormai da almeno trent'anni, ma che nell'ultimo decennio ha conosciuto la sua peggiore espansione – basta dare un'occhiata alle relazioni annuali della Dia o della Guardia di Finanza per rendersene conto.
La nostra proposta mira proprio a porre degli ostacoli all'abusivismo e all'illegalità e a rendere la vita complicata a tutti quelli che non rispettano la legge. Chi opera onestamente già agisce come noi richiediamo nella proposta, quindi non ha nulla da temere.
Potrebbero dunque esserci soggetti malavitosi dietro a questo tipo di attività. A fonte di un così elevato numero di esercizi aperti, quanti di questi – percentualmente – potrebbero essere coinvolti?
Più che "potrebbero esserci" posso affermare con certezza che "ci sono" soggetti malavitosi dietro a questo tipo di attività. Lo dimostrano soprattutto i fatti di sangue che recentemente hanno interessato la capitale e che, guarda caso, collateralmente nascondo il più delle volte un'attività di compro oro. Quanti siano poi effettivamente quelli coinvolti non è dato saperlo: non possediamo numeri precisi sulla quantità di compro oro effettivamente presenti sul territorio – a questo proposito AIRA ed ANOPO stanno procedendo ad una mappatura "sul territorio", proprio per dare numeri più certi di quanti finora non si abbiano a disposizione. Noi riteniamo, dalle operazioni di polizia, che la percentuale sia superiore al 20 per cento rispetto ai compro oro esistenti e considerando che il giro d'affari di queste attività è di poco superiore a 7 mld. di euro, è semplice intuire la facilità di infiltrazione alla quale questo settore si presta.
Rispetto all'estero, la situazione italiana è molto diversa?
Non direi che l'Italia sia un unicum a livello internazionale, ma la quantità di oro in possesso delle famiglie italiane fa si che Essa sia uno dei Paesi in cui il fenomeno si sia espanso con più evidenza.
L'Italia ha una tradizione aurifera centenaria ed il made in Italy è ancora un punto di forza nelle esportazioni, anche se molto minato dalla crisi. Tradizionalmente le famiglie italiane in passato hanno raccolto oro e cimeli da conservare in casa e nelle cassette di sicurezza: è chiaro, nella situazione attuale, come quelle riserve vengano sacrificate sull'altare della crisi. Poi tutto dipende dal tipo di oro posseduto nei singoli paesi: in Italia è molto utilizzato l'oro 18kt mentre in altri paese come Inghilterra, Stati Uniti e Francia è più utilizzato l'oro 14kt (naturalmente più economico). Nei paesi più poveri è più diffuso l'oro 9kt.
Con la crisi lo sviluppo dei compro oro è diventato comune in tutti i paesi a maggiore rischio default (Grecia, Spagna, Argentina), oltre ovviamente all'Italia. Vorrei far notare come alcuni di questi Paesi (Spagna, ma anche Stati Uniti) hanno avvertito l'esigenza di dotarsi di una legge ad hoc per razionalizzare il fenomeno ed evitare di consegnarlo nelle mani della criminalità.
Quanto ancora dovremo attendere prima che ciò avvenga anche in Italia?
IUS Consulting è una società, nata da un’idea di Ranieri Razzante, per fornire una risposta più efficiente ed efficace alle molteplici esigenze manifestate da imprenditori...